Gli effetti terapeutici della Meditazione

Il termine “Meditare” deriva dal latino “Meditatio”, “Meditari” che significa “misurare con la mente”, “volgere nell’animo”, tradotto in termini più comuni : “ripensare” o “considerare qualcosa”, quindi riflettere fermandovi a lungo il pensiero, e indica una pratica che dalle antiche tradizioni orientali, dove è connotata dalla spiritualità e religiosità buddhista, taoista e induista, si è poi diffusa anche in Occidente spogliata di accezioni religiose, e finalizzata a aiutare le persone a entrare in contatto con i propri stati mentali più interni, quelli meno controllati dal pensiero logico e razionale della nostra mente conscia, con diverse finalità: comprenderli, accettarli e utilizzarli al meglio.
Allo stesso modo, la meditazione porta ad aver un migliore contatto con le sensazioni corporee, spesso non ascoltate e dimenticate, e che invece sono segnali importanti da cogliere per la nostra salute. Nella nostra società non siamo abituati a vivere a contatto con le emozioni, con le dimensioni più alte della consapevolezza, e nemmeno con una buona e sana consapevolezza del corpo.
Quindi, il motivo per cui si stanno diffondendo tanto queste pratiche (nelle diverse accezioni e finalità) è perché si sono verificati scientificamente i benefici della meditazione sul corpo e sulla mente, nonché delle pratiche psicofisiche da essa derivate, come lo yoga o il Tai Chi.
Negli ultimi anni le neuroscienze stanno prestando grande attenzione allo studio degli effetti psicofisici delle tecniche di meditazione. Sono stati prodotti più di 3000 articoli scientifici su riviste note nella comunità medico-scientifica. Questo è un bene perché sappiamo come la nostra società occidentale, impregnata ancora moltissimo del modello biomedico (quindi dalla medicina che si basa sull’evidenza), abbia bisogno di queste validazioni per portare le pratiche non convenzionali anche all’interno dei contesti di cura e non lasciarle solo nei contesti dove si lavora sul benessere o in quelli contesti ricreativi. Nonostante questo l’opinione pubblica, e anche alcuni medici, rimangono di pareri contrastanti circa l’utilizzo di queste pratiche a livello terapeutico, più per scetticismo a priori, piuttosto che per controprove scientifiche di inefficacia.

La meditazione è un processo nel quale, con una determinata postura (la più classica è quella da seduti con le gambe incrociate, le mani che eseguono determinati “MUDRA” gesti simbolico-spirituali, la schiena eretta e la mente vigile e attenta), con una grande importanza data al respiro, si porta l’attenzione verso un certo numero di variabili corporee, sensoriali e mentali. Mentre si medita possono esserci dei “MANTRA” (dal sancrito MAN : pensiero e TRA: strumento che protegge), cioè parole, suoni o frasi ripetute e finalizzate all’obiettivo della meditazione.
Vediamo brevemente due tipologie di meditazione:
Meditazioni analitiche_ Questo tipo di meditazione prevede la presenza di un oggetto – reale, filosofico o intellettuale – al quale la mente si dirige per indagarlo. Esse mirano a raggiungere una maggior consapevolezza delle reazioni del corpo e della mente agli stimoli della vita quotidiana, quindi ci si focalizza su particolari sensazioni corporee, pensieri, emozioni, ricordi o idee. Hanno come finalità il farci percepire tutti questi contenuti per quello che essi sono davvero, non fatti ma prodotti della mente, potenziando quelli positivi e utili e decondizionando quelli negativi, dannosi o inutili (sempre secondo un nostro punto di vista). Esempio meditare sulla paura, significa accettarla come stato emotivo naturale, non temerla, riconoscere gli effetti salvifici della paura quando occorre e imparare a graduare meglio gli stimoli che generano preoccupazione, da quelli che generano timore a quelli che invece possono effettivamente scatenare una paura più intensa.
Meditazioni concentrative o stabilizzanti_ Analogamente al precedente tipo di meditazione, anche questo prevede la presenza di un oggetto – che è generalmente un’immagine, un suono, il respiro, le parti del corpo etc- ma esso non viene sottoposto a nessuna riflessione psicologica o filosofica. Il fine è raggiungere uno stato di stabilizzazione, centratura e presenza. Se durante la pratica passano dei pensieri si accettano, si osservano e si lasciano andare come onde che naturalmente arrivano e perdono la loro forza.
L’azione della pratica della meditazione è riscontrabile su più piani:
· Fisico
· Emozionale
· Cognitivo

         Elementi di Mindfulness: portare l’attenzione alle piccole cose presenti
Sicuramente le variabili individuali che maggiormente giocano nel generare benefici sono: la capacità immaginativa che è diversa da persona a persona e la costanza di esercizio.
Da un punto di vista fisico, la lettura dagli anni 90 a oggi ha riportato diverse evidenze sul:
▲ Miglioramento della risposta immunitaria
▼ decremento della variabilità della frequenza cardiaca (parametro: HRV) e della pressione sanguigna con evidenti effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio
▼ Decremento della frequenza del respiro, con un effetto calmante
Andando verso i benefici che hanno un impatto psicologico, si è verificato un:
▲ Miglioramento della coerenza EEG in particolare a livello delle onde α. Queste onde sono associate ad una situazione di calma e ad uno stato vigile ma rilassato della mente
▲ Aumento la funzionalità e flessibilità cognitiva
▲ Aumento della stabilità emotiva, quindi un comportamento caratterizzato da una minor reattività/ impulsività delle nostre risposte automatiche alle stimolazioni interne ed esterne
A livello dei neurotrasmettitori (messaggeri chimici del cervello):
▲ Diminuisce il re-uptake della Dopamina, quindi si va a potenziare il sistema della motivazione e dell’intenzionalità (persona più focalizzata)
▼ Diminuisce l’adrenalina e la noradrenalina in circolo (neurotrasmettitori rilasciati in maniera importante e sovra-fisiologica in risposta ad un severo stress fisico o psicologico), quindi regola la reattività e le risposte di attacco e fuga dandoci una maggior capacità di valutare la vera pericolosità dello stimolo.
Inibizione del GABA (Acido Gamma Amino Butirrico), migliorando di conseguenza la capacità di memoria e apprendimento, fornendo la percezione di un minor senso di fatica, potenziando le emozioni positive e favorendo la rilassatezza

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A livello del sistema ormonale:
▼ Diminuisce la produzione di CRH (corticotropina) liberata in risposta agli stress
▼ Diminuisce la produzione di cortisolo (ormone dello stress)
▲ Aumenta la produzione delle Beta-endorfine e degli oppioidi e questo da una diminuzione del senso di dolore e un aumento della facilità con la quale possiamo provare gioia ed euforia
Equilibrio e equilibri…interconnessi…
All’interno delle mie sedute, in base ai bisogni che emergono inserisco delle meditazioni e visualizzazioni guidate che generano notevoli insight e benefici.
Dr.ssa Silvia Colizzi Psicologa Clinica, perfezionata in Neuropsicologia, Psicomotricità, PNL e Coaching.
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