Processi di crescita dell’autostima

Dalla televisione, dai giornali e dalla rete arrivano continuamente consigli per dimagrire, raggiungere un obiettivo di salute fisica e, talvolta, consigli per affrontare lo stress, le ansie, migliorare l’autostima. Tutto questo aumento della comunicazione inerente alla promozione della salute ha sicuramente sensibilizzato il pubblico nello stare più attento a quello che mangia (o se continua a mangiare come prima per lo meno è più consapevole che dovrebbe apportare qualche cambiamento), più attento all’importanza di uno stile di vita attivo e alle conseguenze della sedentarietà e, infine, più attento a come affronta i fattori stressanti o i conflitti quotidiani, cercando di riflettere di più prima di agire o migliorare la propria assertività (cioè il sapersi opporre o dire la propria opinione quando non siamo d’accordo con qualcosa che sta accadendo).

Tutto ciò va benissimo. Solo che in tutte queste informazioni c’è una pecca: non sono perfette per tutti. Ognuno ha la propria struttura fisica, la propria morfologia che ci è stata data dalla genetica e modellata dai primi 20/30 anni di vita nei quali il corpo ha un grande potenziale metabolico e risponde molto più velocemente alle stimolazioni meccaniche, attraverso il corretto esercizio fisico, e chimiche (attraverso l’introduzione di alimenti ben scelti, dosati ed abbinati). Ognuno ha la sua struttura di personalità, anch’essa modulata dal temperamento che ha basi genetiche e biologiche e dai tratti del carattere, che si sono costruiti sulla base delle relazioni affettive, delle esperienze di vita accumulate e delle risposte ottenute dall’ambiente.

autostimaQuindi i punti di partenza per migliorare la propria autostima sono: la consapevolezza di essere unico, riconoscere i propri punti di forza, osservare la nostra personalità “come se fosse un quadro”, disegnato dalle nostre mani e talmente ricco di forme e colori da esser difficilmente decifrabile, ma sicuramente non ripetibile, nemmeno da noi stessi, perché ogni esperienza fatta in diversi momenti della nostra vita può apparire diversa e così ogni segno sulla tela è unico e non va cancellato. Il quadrò ha spazi migliorabili? Ha spazi troppo bui? Ha spazi vuoti? Possiamo certamente migliorarlo, ma non con consigli generalisti. La stessa cosa vale per la forma fisica. Proviamo ad immaginare la forma fisica come un’opera musicale stavolta, essa come una composizione, dunque, muta nel tempo. Mutare è naturale, il cambiamento è segno che non ci siamo fossilizzati in un momento passato. Un corpo “immobile” è un corpo che ossessivamente insegue sé stesso, la mente sarà tutta presa nel tenere a bada ogni cambiamento, proprio come se il corpo fosse una statua e non un insieme di cellule che nascono e muoiono continuamente e quindi, si modificano e ci ricostruiscono ogni giorno. Il corpo come una composizione musicale, invece, ha momenti lenti, gravi, faticosi, momenti veloci, acuti, incalzanti. Prima lo accettiamo prima potremo cambiare serenamente il nostro stile di vita, non come un dogma derivato dai consigli ma come un bisogno. Il nostro metabolismo infatti può esser aiutato, quindi se noi ci conosciamo e ci accettiamo fisicamente, per come siamo oggi e come siamo stati in passato, possiamo iniziare a dare i giusti stimoli al nostro corpo per innalzare il metabolismo, sentire un sano appetito e non una fame nervosa, godere dei piaceri della vita senza sensi di colpa perché sappiamo che non sarà uno di questi a far cadere tutti i nostri “sforzi”. In realtà scrivere una composizione musicale è un lavoro complesso, fatto di abbinamenti, scelta di tempi, di pause… quindi non si può dire che non ci sia dietro un lavoro, tuttavia si può iniziare a provare piacere quando il benessere, che ci viene restituito dall’impegno quotidiano, supera la fatica dello sforzo che sostiene l’impegno del cambiamento.

capelliUna corsa, una camminata o esercizi più mirati possono inizialmente sembrare una fatica, ma nel tempo possono diventare quasi un bisogno, un mezzo per star meglio, un piacere. Questo vale anche per la bella sensazione che si può provare nel cucinare un piatto sano, gustoso, colorato. Sono tutti simboli dell’amore che proviamo verso noi stessi e verso le persone che ci amano, perché imparando a condurre mente e corpo come opere artistiche, dove emozioni e ragione non sono mai disgiunte, faremo anche il regalo alle persone che ci stanno attorno di aver accanto una persona sa vicariare forza ed energia, un “modello” da prendere come esempio.

L’autostima non sale con lo sforzo del pensiero, ma tramite l’armonia dei nostri comportamenti e in base al nostro sguardo sul mondo, due elementi che cambiano naturalmente se sappiamo prenderci cura di noi.

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I professionisti della salute e del benessere dovrebbero riuscire a condurre clienti e pazienti verso questa armonia. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma una cura in più verso la nostra persona.

Dr.ssa Silvia Colizzi

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