Psicologia dello sport: quando si può parlare di dismorfismo corporeo.

E’ sempre bene sottolineare la distinzione che separa un tipo di esercizio fisico sano ed equilibrato, rivolto ad un’adeguata cura di sé, al mantenimento di un aspetto desiderabile ed al potenziamento della propria vitalità, da un altro modo di vivere lo sport, dove le pratiche legate all’allenamento diventano cosi totalizzanti da interferire con tutti gli altri aspetti della vita. In questa seconda ‘attitudine’ l’investimento sull’immagine è assoluto, annullando ogni consapevolezza di sé che non sia basata sull’esteriorità. In maniera più grave ci si può riferire al fanatismo per lo sport, ed al concetto di sovra-esercizio: nel tempo sono stati coniati termini nuovi come ‘negative addiction’, ‘compulsive exercise’ o ‘exercise dependance’, per descrivere un tipo di attività fisica estrema, sia in frequenza che in durata, accompagnata da un’irresistibile coazione alla prestazione e da possibili crisi di astinenza.
Sebbene il concetto di sovra-esercizio sia di difficile classificazione e misurazione, esiste oramai una quantità di dati sufficienti per affermare che, in determinate circostanze, esso è legato fortemente ad un’insoddisfazione corporea e può causare disturbi alimentari.

RIFLESSIONI

A mio avviso è utile distinguere:

1) Un “aumento di attività fisica” costituito da allenamenti mirati e obiettivi tangibili, che si manifesta come una sana e progressiva trasformazione dell’attività sportiva, che da hobby diventa un abitudine e una passione . Questo non è legato a problematiche psicologiche di base dovute ad un insoddisfazione patologica dell’immagine del proprio corpo, tantomeno ad un dismorfismo corporeo.
non parliamo di un aumento unicamente quantitativo, ma di una vera e propria compulsione! In altre parole, per parlare di problematiche psicopatologiche sottostanti all’attività fisica, occorre che la condotta sportiva sia compulsiva e alla base vi siano vere e proprie ossessioni legate al proprio corpo. In questo caso, sarebbe auspicabile un aiuto specialistico, purtroppo il soggetto -salvo casi di problematiche conseguenti legate alla salute- difficilmente cercherà un aiuto psicologico.

2) quando si parla di angoscia verso un proprio difetto fisico o una preoccupazione eccessiva verso il proprio corpo, allenarsi non da un senso di benessere, ma diviene una compulsione che non soddisfa mai fino in fondo. il soggetto cercherà sempre nuovi modi per aumentare resistenza, forza, massa, magrezza, potenza, elasticità’,…e non solo…la persona non si piacerà’ mai davvero… l’insoddisfazione fisica riflette altre insoddisfazioni più profonde.

Nelle donne è spesso associato a disturbi alimentari e negli uomini a bigoressia o dismorfofobia muscolare (conosciuta anche come vigoressia).

 

 

Tuttavia l’associazione non è così lineare:

3) tutti nutriamo una normale insoddisfazione! il 65% delle donne e piu del 50 % degli uomini nutre qualche insoddisfazione verso il proprio corpo e fare sport e’ un modo sano per migliorare. anche la chirurgia estetica in alcuni casi può essere un aiuto…
se le motivazioni e le aspettative sono realistiche, i comportamenti volti a una maggior soddisfazione estetica non sono né criticabili, né di serie b rispetto ad altri desideri…

E’ un discorso complesso, difficile da trattare in poche righe. E’ sbagliato banalizzare e saltare subito a conclusioni. Ad ogni modo ho pensato di introdurlo perché può definirsi l’unico grande “nucleo patologico dello sport”. PER IL RESTO LO SPORT RESTA SEMPRE E SOLO UNA RISORSA, UN MEZZO E UN ATTIVITÀ DA VALORIZZARE E PROMUOVERE!

Silvia C.

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